Tra le molteplici analisi del voto proposte in questi giorni ho trovato ampiamente condivisibile quella illustrata dal sociologo
Ilvo Diamanti su Repubblica.
Il PD in questa fase è una realtà incompiuta, ferma ancora a metà dell'opera.
Certo se si prova a guardare indietro solo di alcuni mesi si vede che la rottura col passato c'è stata, la strada intrapresa è quella giusta, ma il cammino resta ancora in salita.
Qualcosa è cambiato, molto ancora c'è da cambiare.
La priorità in questo momento è recuperare contatto con il territorio.
L'idea di costruire un partito "leggero" non può portare a recidere ogni legame con il territorio, con la presunzione magari di poter "governare dall'alto".
Laddove si è ascoltato il territorio non sono mancati risultati incoraggianti, vedasi
la vittoria di Vicenza.
Spero che il dibattito post-voto in casa PD abbia al centro il ruolo del partito nella società italiana, il modo di rapportarsi al territorio,di intercettare le molteplici istanze della società e darne adeguata rappresentanza.
Dibattere sulla leadership di Veltroni o sulle alleanze future rischia solo di buttare al macero quanto di buono si è finora costruito: almeno questa volta speriamo di restare immuni dal "tafazzismo"!!!
